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  • Luciana Gentile

LIPA MARA – una storia d’amore “dall’altra parte del mare”

Aggiornato il: 7 giu 2020

TESTO

Lipa Mara, homo u ružice!

Neču ke neču, se strašim do Karloviče!

Prvu ružicu ke se ju nabrala

se ju ponila nasri nambri moru.

Kako se šuši ružica nambri moru,

nako se šuši srce Ivanjolu.

Sestre ti nosu mbriže na rukave,

bratja ti nosu perja na klobuke.

Šurle noge, bičve tafatane,

sestre ti nosu mbriže na rukave.

bratja ti nosu perja na klobuke.

bratja ti nosu perja na klobuke.


TRADUZIONE

Bella Mara, andiamo a cogliere le viole

non voglio, non voglio, ho paura di Karlovič!

La prima viola che ho colto

l’ho portata sulla roccia, davanti al mare.


Come si secca la viola davanti al mare,

così si secca il cuore di Ivan.

Le tue sorelle portano il pizzo sulle maniche,

i fratelli portano piume sui cappelli.


Gambe affusolate, calze di taffettà,

le tue sorelle portano il pizzo sulle maniche.

i tuoi fratelli portano piume sui cappelli.

i tuoi fratelli portano piume sui cappelli.



Lipa Mara, homo u ružice! Neču ke neču, se strašim do Karloviče!”. Così recita il verso d’apertura di Lipa Mara, il canto popolare più antico, e forse più rilevante storicamente, della minoranza linguistica croato molisana.

Possiamo verosimilmente affermare che Lipa Mara sia un canto antico portato iz one bane mora (dall’altra parte del mare) e non di un canto composto in tempi più recenti in terra molisana, innanzitutto grazie alla presenza di Karlovič, personaggio che appare fin da subito nel testo della canzone. Ivan Karlovič è infatti una figura probabilmente davvero esistita: si tratterebbe di un bano croato, un governatore di provincia, vissuto proprio negli anni in cui ebbero luogo le migrazioni slave verso l’Italia (XVI secolo).


Per quanto riguarda strettamente la minoranza croata del Molise, il canto è già presente nei testi più antichi ed importanti relativi alla comunità, come nelle Lettere (1853) di Giovanni de Rubertis o come in Le colonie serbocroate nell’Italia meridionale (1911) di Milan Rešetar, considerato la summa della minoranza slava molisana. Quindi, anche il fatto che la canzone fosse conosciuta già dal XIX secolo asseconda la tesi secondo la quale Lipa Mara sia davvero stata portata dai primi schiavoni approdati in Molise; inverosimile è, invece, che nel XIX secolo si possedessero i mezzi per conoscere la storia croata e la vicenda di Karlovič. Il canto è, inoltre, presente anche in uno studio antropologico di A.M. Cirese (Canti popolari delle colonie slavo-molisane, 1957). Dagli studi condotti dall’antropologo, si può notare come la storia narrata dalla canzone faccia parte dei “canti karlovaciani”, così definiti dallo studioso, che hanno come protagonista la figura di questo leggendario bano croato. Nello studio, Cirese fa riferimento all’opera di F. Kurelac (Jačke, 1881) sulla minoranza croata dell’Austria della regione del Burgenland (gradišćanski hrvati), in cui si può individuare la storia di Mara ed Ivan, i protagonisti citati dalla canzone molisana. Si può così affermare che la storia di Lipa Mara sia più facile da ricostruire grazie a questi studi culturali e non tanto grazie al testo della canzone, soggetto a cambiamenti legati all’oralità, come vedremo in seguito.


La leggenda ci racconta di Ivan Karlovič come di un bano noto alla popolazione ed amato da tutte le donne del suo regno. C’è una ragazza, però, che Karlovič non riesce a conquistare: si tratta della lipa (bella) Mara, che rifiuta ogni suo tentativo di corteggiamento. Ivan trova così uno stratagemma per ingannare Mara e per presentarsi a lei, finendo con amarla per tre notti e per tre giorni sulla pianura estesa davanti al mare, dove erano andati a cogliere le viole. Dopo la vicenda Ivan inizialmente l’abbandona, per poi sposarla dopo aver scoperto che lei è in attesa di un erede.

La versione qui pubblicata è la versione che si è “standardizzata” a Montemitro nel corso degli anni e con molta probabilità non è neanche la versione originale della canzone così come fu "portata" dai primi coloni nel XVI secolo.


Ogni testo possiede infatti delle particolarità che si sono originate grazie alla trasmissione orale e grazie alla tipicità di ogni luogo in cui il canto viene ricordato. Ad esempio, nella versione di Acquaviva è curioso notare come questa riporti il verso “Kako sa šušu sfitja na Mrmoricu, nako da bi sa šušija srca Karloviča!” (come appassiscono i fiori alla Mrmariza, così possa inaridire il cuore di Karlovič!), inserendo nel testo l’elemento della Mrmarica, una fontana del paese: inserire quindi nel canto un luogo del paese, un luogo del cuore, quasi come a rendere ancora più sentita e vicina la canzone. Oppure, si può notare una certa influenza della trasmissione orale nel testo montemitrano. In particolare, il “nasri nambri moru” è infatti un verso privo di significato: le parole sono storpiate e pronunciate male, non corrispondendo alle parole effettivamente usate nel na-našo di ogni giorno.

L’arrangiamento proposto dai ‘Popular Social Ensemble’ è la terza versione incisa ufficialmente di Lipa Mara. Le prime due sono state inserite dal gruppo KroaTarantata nell’album ‘Duša Naša’ (2019).

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