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  • Luciana Gentile

La minoranza Croato- Molisana

Aggiornato il: 7 giu 2020






Ebbene sì: il Molise esiste e, nonostante il suo penultimo posto nella classifica delle regioni italiane relative al numero di abitanti, al suo interno ospita ben due minoranze linguistiche: quella arbëreshë e quella croato-molisana.

La minoranza arbëreshë è presente nei comuni di Campomarino (Këmarini), Montecilfone (Munxhufuni), Portocannone (Porkanuni) ed Ururi (Ruri) e conta circa 14580 abitanti (di cui non tutti, come spesso accade nelle minoranze alloglotte, parlano arbëreshë). L’isola linguistica arbëreshë-molisana fa parte di un arcipelago linguistico più grande, detto Arbrëria, presente in tutto il Meridione, in particolare in Calabria.

Al contrario, la minoranza croato-molisana è un’unicità del tutto del Molise: di fatti, è presente esclusivamente in provincia di Campobasso, nei comuni di Acquaviva Collecroce (Kruč), Montemitro (Mundimitar), San Felice del Molise (Filič) e Tavenna (Tavela), anche se la lingua non è parlata allo stesso modo in tutti i paesi, come si vedrà dopo.

Al contrario dell’estesa minoranza arbëreshë, quella croato-molisana rappresenta la minoranza linguistica storica più piccola di tutta Italia, contando all’incirca solo 1500 parlanti.




ORIGINI DELLA MINORANZA CROATO-MOLISANA

La comunità croato-molisana ha origine attorno al XVI secolo, a seguito delle migrazioni partite dai Balcani provocate dall’invasione turco-ottomana.

I coloni slavi trovarono rifugio lungo quasi tutta la costa adriatica italiana: questi comuni molisani sono, di fatti, ciò che resta di una ben più ampia comunità, che si è assimilata molto velocemente alla popolazione autoctona italiana.

In Molise, oltre ad Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice del Molise, i profughi croati si insediarono - e in alcuni casi fondarono ex novo - anche in altri comuni limitrofi (come Castelmauro, Mafalda, Montelongo, Palata, Petacciato, San Biase, San Giacomo degli Schiavoni).

Uno dei motivi più probabili che ha portato alla quasi scomparsa della comunità croata è la religione. Infatti, a differenza degli albanesi di rito greco-ortodosso, i croati praticano il rito latino-cattolico: questo aspetto, insieme all’esogamia (vale a dire, i matrimoni con un partner che si trova al di fuori della comunità), ha fatto in modo che l’assimilazione della popolazione croata con quella molisana avvenisse più velocemente, ed è quindi uno dei motivi principali per cui sono sopravvissuti solamente tre centri croatofoni.


LINGUA CROATO-MOLISANA

La lingua parlata dai croati-molisani, detta familiarmente na-našo, na-našu a seconda del paese a cui si fa riferimento, è un dialetto serbocroato, di tipo štokavo-ikavo. Quest’ultima classificazione, da una parte, distingue il croato-molisano dalla lingua croata standard odierna, (la quale fa parte di un altro sottotipo, quello štokavo-jekavo) e dall’altra, rivela la probabile provenienza dei primi coloni slavi (la varietà štokavo-ikavo è parlata prevalentemente lungo la costa dalmata).

Il na-našo non è parlato allo stesso modo e con la stessa frequenza. Nei diversi paesi si riscontrano, infatti, diversi stati di conservazione e di utilizzo della lingua:

- a Tavenna, non c’è alcuna traccia di croato-molisano poiché il paese poiché il paese è stato riconosciuto minoranza linguistica solo recentemente;

- a San Felice, ci sono i livelli più bassi di vitalità: si parla, infatti, di decadimento linguistico, poiché la lingua vive solo nei parlanti più anziani e, anzi, si è venuto a formare anche un dialetto di tipo molisano, detto sanfeliciano

- ad Acquaviva, c’è una situazione sociolinguistica intermedia, in cui il na-našo è ancora presente sia tra gli adulti che tra i giovani, ma è sempre meno parlato anche perché i ragazzi stanno riducendo sempre più l’uso della lingua, anche nel contesto familiare;

- a Montemitro, infine, si registrano i livelli più alti di utilizzo dell’idioma, utilizzato in tanti contesti situazionali e da quasi tutte le fasce d’età.

L’originalità della lingua croato-molisana risiede nel fatto che si tratta di un idioma al tempo stesso:

- arcaico, poiché ha conservato alcuni tratti linguistici che si sono invece evoluti nella lingua croata standard;

- innovatore: poiché a contatto con l’italiano, anzi soprattutto con i dialetti molisani circostanti, ha accolto molti elementi tipici delle lingue romanze, in particolare nel lessico.

Per quanto riguarda la tradizione culturale croato-molisana, è rimasto ben poco degli usi e costumi tipici. Oggigiorno, il folklore si confonde totalmente con quello italiano e molisano. I pochi tratti peculiari sopravvissuti sono legati:

- ad alcune festività sia laiche che religiose (es.: la fešta do Maja, ad Acquaviva);

- alla toponomastica (es.: Selo, Gradina),

- alla gastronomia (es.: kolači, varak),

- alla musica (es.: sono rimaste alcune canzoni popolari croate/croato-molisane, molte riarrangiate dal gruppo locale di Montemitro, i KroaTarantata).

Il costume, invece, è stato abbandonato, anche se è ancora conservata l’arte della tessitura a mano, fatta su telai di legno (tkanje) sui quali viene tessuta la trama tipica di Montemitro, chiamata serpitjel.





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